Onorio III, il Papa che incoronò Federico II a tre condizioni

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Nella storia della Chiesa traspare la figura di un pontefice forse poco conosciuto, ma nonostante tutto di importantissimo rilievo nella storia di Federico II. Papa Onorio III, salito al Soglio di Pietro nell’anno 1216, succedette a Innocenzo III, il papa che non incoronò mai l’Imperatore svevo.

Innocenzo III, lo sappiamo bene, non vide in Federico II le capacità per governare l’Impero di Germania e il Regno di Sicilia. Decise allora che Ottone di Brunswick sarebbe stato il più adatto per rivestire l’incarico. I Principi tedeschi, però, preferirono Federico proprio per la sua discendenza diretta.

Tra i due pretendenti alla corona, dunque, ci fu una battaglia conclusa nel sangue. A Bouvines vinse Federico II, ormai adulto e non più sotto la tutela del Papa com’era stato deciso dalla madre Costanza D’Altavilla.

I Progetti di Innocenzo III, una volta che lo svevo divenne adulto, gli furono ben chiari: il pontefice approfittò della morte di Enrico VI per convincere la vedova ad affidargli il figlio di appena tre anni, in seguito divenuto orfano anche di madre. L’intento, dunque, era quello di sottomettere il futuro imperatore e tenere così separati i regni ereditati dal piccolo Federico.

Imperatore per volontà di Dio a tre condizioni

Quando Federico II sconfisse Ottone, nel giro di sei anni riuscì a ristabilire il potere imperiale sulla Germania. Dunque, durante questo periodo governò senza l’incoronazione papale e quindi senza l’approvazione di Dio.

Dopo la morte di Innocenzo III e la successione di Onorio III, bisognò aspettare fino al 1220 prima che Federico venisse incoronato dal Papa. Onorio, infatti, preferì aspettare a lungo prima di prendere una decisione, poiché temeva l’eccessivo potere che sarebbe derivato all’Imperatore, una volta legittimato il suo dominio sull’Italia meridionale e sulla Germania.

Alla fine, il Papa decise di incoronare imperatore Federico II di Svevia solo se in cambio avesse accettato di rispettare alcune condizioni: mantenere divisi i due regni ereditati, come voleva anche Innocenzo III; organizzare una crociata in Terra Santa nel giro di un anno e far rispettare il potere della Chiesa di Roma sui Comuni italiani.

A questo punto Federico preferì accettare le condizioni del Papa, anche se non ne mise mai in atto nemmeno una e ritornò in Sicilia, dove riorganizzò sotto ogni punto di vista il regno.

Federico II, l’Anticristo

Onorio III morì a Roma nel 1227 e gli succedette Gregorio IX. Un anno prima della morte del pontefice, in Italia erano nate nuove fazioni a sostegno dell’Imperatore e del Papa, poiché la nuova politica di Federico II rafforzò soltanto il suo potere chiudendo in una morsa la Chiesa e ridusse l’autonomia dei comuni. Nel frattempo, la Chiesa pensò bene di approfittare del fatto che l’Imperatore non aveva rispettato le condizioni fissate da Onorio III per accusarlo di essere l’Anticristo.

Arrivati a questa conclusione, Federico decise di allearsi a sostegno dei movimenti ereticali per contrastare la Chiesa. Purtroppo, nel 1249, venne sconfitto a Fossalta, dove i bolognesi rapirono il figlio Enrico VII. La sconfitta subita mandò in fumo ogni progetto del Re e Imperatore sull’Italia. Alla fine, nel 1250, Federico II fu colto da un’improvvisa morte per vecchiaia.

A salire al trono di Sicilia fu Manfredi, secondogenito illegittimo, che appoggiò la politica federiciana e i Ghibellini di Siena e Firenze. Anche Papa Alessandro IV, a distanza di due pontefici dopo Gregorio IX, non vedeva di buon occhio il regno svevo. Così si accordò con Carlo d’Angiò promettendogli il regno di Sicilia se prima avesse sconfitto Manfredi.

Dopo che d’Angiò salì al trono, in Sicilia, nel 1282, scoppiò la “rivolta dei Vespri”. Il popolo e i nobili meridionali appoggiarono sin da subito la candidatura a Re di Pietro III d’Aragona, genero di Manfredi, il quale riuscì ad ottenere le isole maggiori dell’Italia solo in seguito alla pace di Caltabellotta.

 

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