La peste bubbonica e l’intervento dei Santi


 

Solo in epoca moderna si è compreso quale potesse essere la brutale malattia che nel ‘300 è stata causa di numerosissime morti. I sintomi venivano descritti con bubboni, febbri ecc. Dunque, soltanto la medicina moderna, è riuscita a comprendere, dopo la scoperta del bacillo “Yersina pestis”, la causa di queste spaventose morti.

Il bacillo veniva trasmesso tramite il morso delle pulci dei ratti trasportati dai porti asiatici a quelli europei. L’origine dell’epidemia, infatti, ha avuto luogo in Cina e Birmania. La peste, intanto, per lunghissimo tempo non poteva essere controllata. La malattia poteva manifestarsi solo in alcuni periodi, specialmente quelli più caldi. Le cause di questo male al tempo della sua prima manifestazione in Europa in epoca medievale non furono mai chiarite.

A caccia del colpevole

Tutti contribuirono alla lunga e faticosa ricerca della causa scatenante della peste. In campo epidemiologico le teorie più accreditate furono quelle di Ippocrate e Galeno. A loro tempo, i due filosofi, avevano ipotizzato le pestilenze come malattie dell’aria. 

Nel tardo medioevo, però, i medici veri e propri erano rari o non esistevano. Quindi le armi per combattere il morbo della peste non erano a disposizione dei malati, costretti ad affidarsi alla fede in Dio o ai ciarlatani.

La malattia era inspiegabile. Le persone, allora, sentendosi indifese, facevano ricorso alla magia, con amuleti, sortilegi e ogni altra sorta di incantesimo che tenesse lontano il male, o, sotto un’altra concezione, il demonio.

Il diavolo in persona, vestito di nero – così come veniva rappresentata la peste – era il “fantasma della peste” che non risparmiava uomini, donne e bambini.

L’intervento dei santi

L’idea radicata dello “zampino” del demonio indusse la popolazione ad invocare la protezione dei santi. Il santo che ottenne maggior successo fu San Sebastiano, martire trafitto da frecce, armi divenute emblema della peste. L’umanità si riteneva trafitta dalle frecce del “fantasma della peste”. Dunque, l’associazione con il santo sta proprio nel modo in cui venne ucciso, che portò il popolo credente ad identificarsi con il martire.

Poi, anche San Rocco fu un santo altrettanto ricercato. La connessione con la pestilenza questa volta era più diretta e meno indagata. Durante una delle più grandi epidemie egli avrebbe curato, con i suoi poteri taumaturgici, gli appestati. Vendo a sua volta contagiato, il santo cattolico morì.

Per scongiurare possibili ritorni della peste, in tutta Europa furono costruite chiese a lui dedicate e in ogni sua rappresentazione pittorica c’è sempre un bubbone sulla coscia e il cane e l’agnello al suo fianco che lo soccorsero quando una volta malato fu abbandonato da tutti.

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