I tre Papi delle lotte francesi per il possesso di Milano

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Era il 1498 quando sul trono di Francia salì Luigi XII, successore di Carlo VIII, il re che rivendicò il possesso dell’Italia meridionale. Luigi, seguendo le orme del suo predecessore, continuò la politica di espansione verso l’Italia. Quando nel 1499 invase il ducato di Milano, sottomise Ludovico il Moro e si impossessò della città.

Alessandro VI, un Borgia dai soliti intrighi

Pochi anni prima della morte di Carlo VIII in italia si era costituita contro di lui una Lega Santa antifrancese (1495), che lo costrinse a ripiegare verso la Francia. La Lega italica aveva finanche l’appoggio di Papa Alessandro VI Borgia, il quale decise di abbandonarla quando vide più conveniente l’alleanza con Luigi XII. Inizialmente, infatti, il pontefice temeva di essere in pericolo date le pressioni di Carlo VIII. Lo Stato pontificio, all’epoca, occupava geograficamente tutta l’Italia centrale, dividendo realmente in due la penisola: a nord i Comuni e a sud ancora i feudi.

Luigi XII probabilmente apparve agli occhi di Alessandro VI poco abile nelle politiche espansionistiche. Il re francese intanto con la sua manovra aveva permesso al duca di Valentinois Cesare Borgia, figlio legittimo del Papa, di assumere il controllo sull’Umbria e le città romagnole. I veneziani, che il 22 luglio di quell’anno avevano iniziato una guerra contro i Turchi, abbandonarono la Lega antifrancese e sottrassero Cremona a Luigi XII.

I francesi miravano al sud d’italia, così il re si accordò con Ferdinando I re di Spagna per detronizzare gli aragonesi da Napoli. L’alleanza tra i due regni porto alla rapida conquista del Regno di Napoli, ma Luigi XII non fu più abile di Ferdinando, il quale si sottrasse alla spartizione del regno e se ne impossessò completamente. Tra i due regni scoppiò una grande guerra vinta chiaramente dagli spagnoli nel 1504. Con il trattato di Blois Luigi XII accettò di detenere il dominio soltanto su Milano, lasciando a Ferdinando tutto il meridione. L’anno precedente il Papa Rodrigo Borgia morì in circostanze sospette, anche se qualcuno ha ipotizzato un attacco cerebrale. Il suo successore regnò per circa venti giorni al Soglio di Pietro, ripudiò la politica del Papa Borgia e iniziò il rinnovamento della Curia romana.

Giulio II, il vero successore di Alessandro VI contro Venezia e il Valentino

Dunque, papa Pio III, nato Francesco Piccolimini, era il successore di Alessandro VI, incoronato nell’ottobre del 1503. Il nuovo pontefice nei suoi pochi giorni di pontificato permise a Cesare Borgia, che nel frattempo era stato esiliato da Roma, di rientrare. Iniziò a scrivere la Riforma della Curia e, in onore dello zio Papa Pio II, che lo nominò arcivescovo, fece costruire una biblioteca intitolata Piccolimini. La sua morte fu ancora più sospetta del suo predecessore, infatti si pensò ad un avvelenamento su commissione del governatore di Siena. Dopo di lui fu eletto Giulio II della Rovere, che da Cardinale aveva sostenuto l’elezione di Pio III.

Giulio II durante il suo pontificato di quasi tredici anni, oltre ad impegnarsi nelle questioni interne della Curia e permettere a Raffaello Sanzio di realizzare dei capolavori affrescati all’interno del Palazzo Apostolico, si occupò della disputa tra Francia e Italia. Il nuovo papa, da uomo ambizioso, demolì definitivamente il figlio di Alessandro VI, caduto in rovina dopo la morte del padre, e ristabilì un forte controllo pontificio sull’Italia centrale.

Lo stesso anno dell’arrivo di Raffaello Sanzio a Roma (1508), Giulio II costituì contro Venezia la Lega di Cambrai, a cui aderirono Massimiliano d’Asburgo che già aveva collaborato con Alessandro VI alla lega antifrancese e il re di Francia Luigi XII. Questo fu solo un’alleanza apparente tra Pontefice e francesi, poiché Giulio si avvalse dell’aiuto francese solo per sconfiggere Venezia nella battaglia di Agnadello. Così facendo impedì l’alleanza fra turchi e veneziani.

La Pace di Noyon depone l’indipendenza italiana

Venezia non perse tutti i territori grazie all’abilità dei suoi diplomatici, ma nacque la preoccupazione del Papa verso i francesi che avrebbero potuto rafforzare il proprio potere in Italia. Giulio II, a questo punto, decise di creare una seconda alleanza antifrancese fondando la Lega Santa. Venezia, Spagna e Inghilterra collaborarono con lo Stato Pontificio costringendo Luigi XII ad abbandonare Milano. L’alleanza internazionale che aveva messo in fuga i francesi nel 1511 permise agli Sforza di fare rientro in patria.

In questo quadro di conflitti, gli Stati italiani, compreso quello Pontificio, non furono in grado di opporsi alle potenze monarchiche nazionali. L’assenza di unità sulla penisola indusse il successore di Luigi XII, Francesco I, ad elaborare un attacco militare contro Milano, mettendo nuovamente in fuga gli Sforza nel 1515.

La Francia e la Spagna ebbero la meglio sull’Italia. Con la Pace di Noyon (1516) si definivano le divisioni tra le due monarchie: ai francesi Milano e agli spagnoli il meridione italiano e le due isole maggiori. In questo modo si verifico una sostanziale perdita dell’indipendenza italiana.

Per quanto riguarda la situazione della Chiesa, anche qui si verificarono delle perdite di potere. Durante il pontificato di Leone X, successore di Giulio II, mentre Raffaello Sanzio terminava le Stanze vaticane del Palazzo Apostolico, la Francia dimostrava tendenze autonomiste nella Chiesa francese. Leone fu abile a convincere il re di Francia a stipulare un concordato, firmato dal Vescovo Duprat, con il quale la Santa Sede rinunciava a Parma e Piacenza. Si trattò di uno scambio per far si che il re rinunciasse ai diritti sulla Chiesa nazionale francese. Il concordato, ratificato nel Concilio Lateranense V (1512-1517) portò all’assorbimento della Chiesa gallicana in quella cattolica.

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